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Il teatro in piscina per raccontare Enzo D’Angelo
Pubblicata il 23/08/2019
 Il teatro in piscina per raccontare Enzo D’Angelo

articolo a cura di
Fabrizio Napoli

Enzo D’Angelo torna in piscina per raccontare la sua storia, frammenti di una vita che l’hanno reso un mito della pallanuoto. Lo fa attraverso le parole e il volto di Geremia Longobardo, ex pallanuotista oggi attore, protagonista di “Uno contro zero”, spettacolo incentrato sul campione e allenatore scomparso il 6 febbraio del 2008, a soli 57 anni. Il monologo – prodotto da un altro ex pallanuotista, Mario Massimiliano Cutolo, scritto da Franco Cossu e diretto da Rosario Giglio – debutterà il 10 settembre non a teatro ma in piscina, quella del Playoff di Lucrino, terra di mezzo tra Baia, frazione di Bacoli in cui D’Angelo nacque, e Napoli, in cui si affermò come sportivo d’eccellenza. “È una storia che spero possa essere apprezzata anche da chi non è appassionato di pallanuoto – ci dice Longobardo -. Due anni fa io e Mario Cutolo avemmo l’idea per uno spettacolo su una figura che a Bacoli è molto significativa, credo sia stato lo sportivo flegreo più vincente di sempre. Poi ho pensato che sarebbe stato bello ambientarla in piscina e non su un palco. Questa è un’anteprima, se porteremo lo spettacolo in giro per l’Italia cercheremo altre piscine o altre soluzioni”.

Enzo D'Angelo ha vinto 5 scudetti (uno da allenatore) e una Coppa dei Campioni con la Canottieri Napoli. Con la nazionale, l'argento olimpico a Montreal '76 e il bronzo mondiale a Calì '75. Ha giocato anche con la R.N. Napoli e ha allenato Vomero, Recco, Catania e Fiorentina
Enzo D’Angelo ha vinto 5 scudetti (uno da allenatore) e una Coppa dei Campioni con la Canottieri Napoli. Con la nazionale, l’argento olimpico a Montreal ’76 e il bronzo mondiale a Calì ’75. Ha giocato anche con la R.N. Napoli e ha allenato Vomero, Recco, Catania e Fiorentina
Longobardo d’altra parte sa stare a galla – ha giocato nelle giovanili e con la serie B dell’allora Playoff allenato da Toni D’Angelo, fratello di Enzo, prima di trasferirsi a Roma per frequentare il Dams e il Centro Sperimentale di Cinematografia – e i suoi trascorsi nella pallanuoto lo hanno aiutato anche nel lungo lavoro di ricerca alla base dell’opera. “Abbiamo parlato non solo con i familiari di Enzo, che ci sono stati vicinissimi, o con i suoi ex compagni, ma con chiunque fosse in grado di raccontarci qualcosa su di lui. Rispetto ad altri sport, la pallanuoto può contare su una documentazione ristretta, ma su Enzo ci sono tanti racconti tramandati da chi lo conosceva, storie che nel corso degli anni si sono trasformate quasi in miti, leggende. Devo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato in questa ricerca, come Gianni De Magistris, Massimo De Crescenzo, Bruno Cufino, Edoardo Osti, Ettore Chiosi, Dario Di Gennaro, Francesco Postiglione, Fabrizio Failla, Renè Notarangelo e molti altri. Ho capito che la pallanuoto è davvero come una grande famiglia, quando ho parlato con De Magistris mi ha detto subito ‘dammi del tu, ché hai giocato a pallanuoto…’. Abbiamo raccolto un materiale vasto, che poi Franco Cossu ha trasformato nel testo dello spettacolo”.

L'attore Geremia Longobardo
L’attore Geremia Longobardo
Il titolo “Uno contro zero” allude al duello tra l’attaccante in controfuga e il portiere, in una gara il momento di massima solitudine per un pallanuotista. Un sentimento, questo, che Enzo D’Angelo ha provato spesso nel corso della sua carriera, lui che dalla pallanuoto non ha ricevuto solo gioie. “Narriamo il suo percorso, dalle origini a Baia fino alla sua morte prematura a Parigi. Pensavamo a uno spettacolo sul modello dei racconti sportivi di Federico Buffa, poi abbiamo pensato che per renderlo più teatrale Enzo D’Angelo avrebbe dovuto parlare della sua storia in prima persona. Volevamo raccontare la pallanuoto, la fatica di uno sport che si gioca sopra e sotto il pelo dell’acqua, ma anche un periodo di storia italiana e il percorso di una persona che viene dalla provincia per affermarsi”. Dopo l’anteprima, la speranza è che “Uno contro zero” possa arrivare ad un pubblico più vasto. “Vogliamo porlo all’attenzione del Teatro Festival di Napoli – conclude Longobardo – che ha una sezione dedicata allo sport, e poi magari portarlo in tutta Italia”. Perché la storia di D’Angelo, così come la pallanuoto, non merita di restare confinata in piscina.
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